Dopo il 2022 è stata inaugurata una nuova fase politica caratterizzata da uno iato evidente rispetto ai precedenti governi di quelle che, impropriamente, sono state definite Prima e Seconda Repubblica. La distinzione fra l’attuale classe governante e quelle precedenti non attiene alla politica economica o alla visione del futuro del paese, ma riguarda, più curiosamente, la comunicazione. La svolta comunicativa è rappresentata dalla capacità di sovvertire o di cancellare tutti gli impicci, le contraddizioni, i vincoli e i limiti che la realtà crea all’ideologia.
L’uomo comune aderente a una determinata ideologia è sempre stato abituato a ignorare fatti o argomentazioni contrarie al proprio modo – rigido – di interpretare la realtà al fine di adattarsi all’ambiente. Questo meccanismo non è in sé nulla di negativo ma svolge spesso una funzione adattiva ed evolutiva essenziale per il genere umano. Tuttavia le istituzioni, e nella specie i governi, per la loro eminente funzioni politica e sociale, non possono permettersi certi lussi e sono normalmente costretti a navigare in un contesto più realistico, rispettando la legge e lavorando sulla comunicazione retorica per supportare con adeguate argomentazioni e ragioni le scelte di natura ideologica.
Nella nostra recente condizione politica vi è stato un interessante mutamento nella comunicazione, mutamento che induce a una serie di riflessioni. Prendiamo il caso della controversa iniziativa della cosiddetta Flotilla, iniziativa che per gli organizzatori, costituiva un’opera umanitaria, mentre per il nostro governo altro non era che un’operazione di propaganda politica.
Le contrapposte argomentazioni potrebbero essere – reciprocamente e agevolmente – invalidate sulla base di un radicale approccio ideologico: e così per gli uni vi è una crisi umanitaria accertata dall’ONU e da tutte le organizzazioni internazionali, per gli altri tutto ciò è una montatura organizzata dai terroristi; per gli uni gli aiuti sarebbero stati risibili e mai avrebbero potuto raggiungere la popolazione, mentre per gli altri si sarebbe riusciti nell’intento e comunque l’iniziativa andava fatta a qualsiasi costo per non restare silenti; e ancora, per gli uni si trattava di una provocazione e di una aggressione nei confronti di Israele mentre per gli altri l’iniziativa sarebbe stata assolutamente pacifica e pacifista. Così potremmo andare avanti all’infinito.
Nelle comunicazioni ufficiali del governo e nel flusso informativo dei mass media non v’è traccia – se non in casi isolati, ignorati dalla popolazione italiana – di come il diritto regoli la fattispecie e la contrapposizione Israele/Governo c/ Flotilla.
E’ pacifico per il Diritto Internazionale che 1) la zona di mare dove la Flotilla è diretta e dove è stata abbordata dalla Marina Israeliana è in acque internazionali dove vige la libertà di navigazione e la sovranità dello Stato di cui la nave batte bandiera; 2) nel caso di guerra o blocco navale le norme stabiliscono che non si può impedire il transito di beni e aiuti di natura umanitaria; 3) non si può abbordare una nave straniera in acque internazionali né tanto meno salirvi per arrestare l’equipaggio, salvo che non vi sia una richiesta della nave in questione; 4) eventuali interventi di polizia legati a presunte attività criminali o terroristiche del convoglio devono essere precedentemente provate e documentate.
Alla luce di ciò che stabilisce la Legge è interessante notare che, non solo il governo e l’autorità amministrativa che da esso dipende non hanno fatto, e non fanno, alcun riferimento al diritto, ma hanno persino attaccato la spedizione umanitaria come illegittima e coonestato l’intervento militare israeliano: e così hanno fatto i mezzi di informazione pubblici, come nel noto caso di Bruno Vespa.
Detta posizione ha determinato l’orientamento dell’opinione pubblica prevalente, ancorché le opposizioni tentino disperatamente di scambiare – come nel famoso Gioco delle Tre Carte – le manifestazioni in piazza di una parte con l’orientamento politico ed elettorale del popolo italiano. Nelle moderne democrazie occidentali i governi, in via ufficiale, hanno sempre formalmente rispettato – o dichiarato di rispettare – l’ordinamento giuridico e quando lo hanno violato ciò è avvenuto segretamente o per episodi di devianza, poi perseguita dall’Autorità giudiziaria.
Il nuovo quadro politico è qualcosa di radicalmente nuovo in cui la comunicazione e la persuasione ideologica sovvertono il sistema normativo, e ciò che è illecito o illegittimo diventa pubblicamente lecito e doveroso, con adesione popolare. Le doglianze dell’opposizione relative alle riforme istituzionali – magistratura, premierato, autonomia amministrativa- definite come autoritarie, non hanno colto il pericolo più evidente. In “Le Origini del Totalitarismo” Hannah Arendt scriveva che “l’ideologia totalitaria non mira alla trasformazione delle condizioni esterne dell’esistenza umana né la riassetto rivoluzionario dell’ordinamento sociale, bensì alla trasformazione della natura umana”.
Massimo Chioda
