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Nel tempo della commemorazione e del ricordo, Lettres aux absents di Joëlle Bohbot si impone come un’opera necessaria, dolorosa e profondamente umana. Un libro che nasce dal trauma collettivo e che si fa voce di chi non può più parlare, di chi è stato strappato alla vita dalla barbarie del terrorismo.

Nel contesto storico in cui la Francia continua a ricordare le vittime degli attentati – da “Je suis Charlie” alla Giornata nazionale dell’11 marzo dedicata alle vittime del terrorismo – l’opera si inserisce con forza nel solco della memoria attiva. Il 7 ottobre 2023 segna una ferita incancellabile: in Israele, il terrorismo di Hamas ha colpito con una violenza inaudita, massacrando oltre 1200 persone, tra cui 42 cittadini francesi, e rapendo 250 ostaggi. Vittime innocenti, uccise o sequestrate per una sola ragione: essere ebree.

Tra loro, l’immagine simbolo dell’orrore: il piccolo Kfir, di appena otto mesi e mezzo, suo fratello Ariel di quattro anni e la loro madre Shiri. Figure diventate emblema di un pogrom contemporaneo che ha riportato l’umanità davanti all’abisso della storia. Lettres aux absents è un raccolta di lettere e poesie indirizzate agli ostaggi e alle vittime. Non si tratta, nella maggior parte dei casi, di testi scritti da autori professionisti. Ed è proprio qui che risiede la potenza dell’opera: le parole nascono dal cuore, dalla sofferenza, dalla compassione e dall’impotenza. Sono lettere che diventano preghiere laiche, invocazioni di vita, tentativi disperati ma necessari di non dimenticare.

Il libro è un atto di solidarietà profonda verso gli ostaggi, le famiglie colpite e il popolo israeliano, ma va oltre ogni confine geografico. È un messaggio universale rivolto a tutti coloro che, ovunque nel mondo, vivono nella paura, nell’angoscia e nella perdita della serenità quotidiana. Il dolore narrato non è solo israeliano o ebraico: è il dolore dell’umanità ferita dal terrorismo.

 

Il motto “Plus jamais ça Mai più” attraversa l’intera opera come un monito morale. La lotta contro il terrorismo viene affermata come una priorità assoluta, svincolata da ideologie, appartenenze politiche o strumentalizzazioni. È una battaglia che riguarda i valori universali: la vita, la dignità umana, la libertà, la democrazia, la fraternità. Joëlle Bohbot sottolinea come il contrasto alla barbarie debba sempre rimanere ancorato ai principi della giustizia, dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario. Le vittime e gli ostaggi ci impongono un dovere morale: ricordare, testimoniare, impedire che l’odio continui a generare altra distruzione.

Il sogno più intimo degli autori è forse il più commovente: poter consegnare un giorno questo libro direttamente agli ostaggi sopravvissuti o alle loro famiglie. Un gesto simbolico per restituire dignità, per dire che quelle vite non sono state dimenticate, che le loro anime continuano a vivere nella memoria collettiva, come quelle di Anne Frank, Primo Levi e di tutte le vittime della violenza cieca della storia. Lettres aux absents non è solo un libro: è un atto di resistenza morale, un archivio di dolore e speranza, una testimonianza che afferma con forza che, anche di fronte all’orrore più indicibile, l’essere umano conserva un desiderio ostinato di vita e di pace. E che, uniti, non dobbiamo mai smettere di lottare.

Eugenio Costa

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