Premessa 1. Non ho la pretesa di stabilire se sono corrette, riguardo alle morti a Minneapolis (Minnesota), di Renée Good e Alex Pretti, le versioni ufficiali “governative” o quelle opposte. Non considero i video (oltretutto in questi casi piuttosto confusi) una prova certa. A parte che oggi sono facilmente e perfettamente manipolabili (tanto che il loro valore probatorio presto sarà fortemente ridimensionato, come anticipano gli studiosi dei new media), le percezioni cambiano secondo le prospettive. Gli appassionati di calcio se ne accorgono quando interviene il Var: falli di mano che sembrano evidenti in un video, scompaiono in un altro. E viceversa.
Premessa 2. Ogni morte, soprattutto se tragica, e di persone giovani, è un dolore. Come scriveva Ernest Hemingway, riprendendo John Donne, “Non chiederti mai per chi suona la campana, suona per te”. Detto questo, bisogna ricordare alcuni dati. Ogni anno le forze dell’ordine uccidono in America oltre 1.000 persone. Sapete quante ne hanno uccise in Italia dal 2000, cioè in 25 anni? 67. È vero che gli States hanno una popolazione 5-6 volte più numerosa di quella italiana, ma le “vittime” della polizia (in senso lato) negli USA sono 400 volte più numerose che in Italia. Questi morti non sono tutti dei John Dillinger o dei Bonnie & Clyde, dei criminali crivellati di colpi durante conflitti a fuoco.
In diversi casi non erano nemmeno armati. Eppure per loro non si è mosso nessuno. Per trovare un clamore simile a quello suscitato dalla morte di Good e Pretti, bisogna tornare al 2020, alla tragica fine dell’afro-americano George Floyd per soffocamento provocato da un poliziotto, guarda caso, sempre a Minneapolis. Insomma, ci sono morti causate verosimilmente da eccessi o abusi da parte delle forze dell’ordine che fanno notizia e scatenano manifestazioni e altre (centinaia di altre) che cadono nella totale indifferenza.
Ieri a Rogoredo un giovane dalle fattezze arabe è stato ucciso a colpi di pistola dalla polizia (quindi è la 68 esima vittima delle forze dell’ordine, del nuovo millennio), mentre teneva in mano una pistola giocattolo. Vedremo se anche a Milano, come a Minneapolis, scenderanno in campo centinaia di attivisti a tempo pieno per proteggere dalla polizia gli immigrati sospettati di delinquere e per ostacolare il lavoro delle forze dell’ordine. Perché per me la questione è proprio questa.
A Minneapolis l’Ice, il corpo di agenti federali preposti essenzialmente ad arresti, detenzioni ed espulsioni di clandestini, ma anche a indagini penali complesse su spaccio, riciclaggio, sfruttamento, che possono riguardare cittadini USA, viene scientemente ostacolato nel suo lavoro da manifestazioni organizzate. Che quindi ostacolano il corso della legge. L’immigrazione clandestina è un reato penale. Può piacere o non piacere ma questa è la legge.
Personalmente sono antiproibizionista, ma non mi metto certo a ostacolare le forze dell’ordine impegnate in operazioni antidroga, né organizzo proteste se arrestano gli spacciatori di cocaina. Se lo faccio, so bene che passo guai con la giustizia. Si può discutere sui metodi dell’Ice e sul fatto che diverse reclute sono state mandate nelle strade senza la dovuta preparazione . Il che rappresenta un pericolo per loro e per i cittadini. Però bisogna capire che se la legge considera “criminali” (non so se il termine per un Maestro del diritto come l’avvocato Riccardo Rossotto sia corretto, ma ci siamo capiti) gli immigranti clandestini, chi, sia pure pacificamente, cerca di evitarne l’arresto, si mette contro la Legge.
Qualcuno insinua che a tirare le fila delle proteste siano i vertici locali del Minnesota per sollevare polveroni e depistare l’attenzione da scandali sulla gestione di miliardi di dollari destinati a ong. Il risultato è che gli agenti Ice sono presi continuamente di mira, sbeffeggiati, fotografati e filmati. Quando si muovono, molti attivisti armati di fischietti vanno nei quartieri dell’immigrazione criminale illegale per avvertire che stanno arrivando “gli sbirri”.
La domanda che mi pongo è: se i carabinieri stanno per fare una retata di spacciatori, cosa succede a un’italiana che si mette in mezzo con la propria auto per ostacolarli e con il clackson avvisa i “fuorilegge”, mentre la moglie (o marito) scende e filma i militi? In Italia, dove le forze dell’ordine uccidono mediante meno di 3 persone l’anno, verosimilmente se la cava con una denuncia o al più un passaggio in caserma. Negli States, dove gli sbirri fanno fuori più di mille persone l’anno, non è strano che rischi di lasciarci le penne. Comunque, pare che Trump stia decidendo di ritirare l’Ice dal Minnesota e lasciare che se la sbrighino da soli con i clandestini. I minnesotani avranno modo di verificare sulla loro pelle se è peggio avere per le strade l’Ice o lasciare libero sfogo all’immigrazione irregolare.
