Invio a tutti i diciottenni tedeschi di un questionario con domande relative alla motivazione e all’idoneità a prestare il servizio militare. Ritorno, per i nati dal 1° gennaio 2008 in poi, della visita di leva obbligatoria. Il servizio militare potrà essere prestato su base volontaria per un periodo da 6 a 12 mesi (con possibili prolungamenti) e sarà retribuito con un salario di almeno 2.600 euro lordi mensili. Possibilità, nel 2027, se non saranno raggiunti gli obiettivi di crescita del personale militare, di approvare per legge un “servizio militare obbligatorio basato sul fabbisogno”.
Questi i principali punti della cosiddetta “riforma della leva“, approvata a fine dicembre dal Bundestag, il Parlamento federale germanico. Va aggiunto un altro punto su cui, tra smentite e contro smentite, precisazioni e precisazioni delle precisazioni, non vi è chiarezza: anche in tempo di pace, i cittadini tedeschi maschi, da 18 a 45 anni di età, per potere espatriare e stare all’estero per più di tre mesi, dovrebbero avere l’autorizzazione del distretto militare di competenza.

Pur con qualche dubbio interpretativo, la tendenza è chiara. In Germania è in corso la zeitenwende, la svolta epocale verso una società che pone al primo posto la difesa militare. Oltre a questi passi che sembrano portare ineluttabilmente verso il ritorno della leva maschile obbligatoria, sospesa (ma non abrogata) nel 2011, vi sono anche segnali evidenti in termini di politica industriale.

Alcune fonti parlano di quasi 400 miliardi di euro di investimenti programmati fino al 2041. Altre di 900 miliardi di euro per rinforzare la Bundeswehr, le forze armate tedesche. Altre ricordano che il bilancio della difesa avrebbe superato nel 2026 quota 100 miliardi, con continui aggiustamenti verso l’alto. Non ho verificato la correttezza, né tantomeno la precisione di queste cifre. Ma anche in questo caso vanno verso la zeitenwende. La Germania, dopo che per 80 anni (pur essendo uscita distrutta dalla guerra e divisa in due sino al 1990) aveva aspirato, riuscendoci, a essere la prima economia europea, ha cambiato obiettivo e vuole diventare la più forte potenza militare. Almeno a livello di guerra convenzionale.

Il “riarmo tedesco“, espressione che da sola dovrebbe evocare scenari da incubo, sembra accolto dalla benevolenza del circolo mediatico ufficiale. Mi colpisce (anche se non mi stupisce) che media mainstream e opinionisti di regime non colgano due enormi contraddizioni con quelle che sembravano caposaldi intoccabili del pensiero delle democrazie: tutela dell’ambiente e caduta di ogni discriminazione di genere. La militarizzazione, sia in termini di industria bellica, sia di manovre militari, ha un impatto ambientale devastante.

La transizione ecologica promossa dalla UE comporta sacrifici e costi per i cittadini finalizzati. Ma i risultati di questi portano a vantaggi ambientalistici minimi rispetto ai disastri della militarizzazione. In sostanza, chi ha un caminetto, in diverse zone dell’Italia non può più accenderlo (o quasi) perché inquinerebbe, quando la costruzione di un solo carro armato e il suo utilizzo in una “grande manovra” crea più danni all’ambiente rispetto all’accensione di tutti i “focolari” della Lombardia.

Riguardo alla inclusione di genere, la riforma della leva tedesca è palesemente discriminatoria. Maschi e femmine hanno trattamenti se non opposti, almeno differenti. La compilazione del questionario su motivazione e idoneità a prestare il servizio militare, è obbligatoria per i ragazzi, ma solo volontaria per le ragazze. Che non devono nemmeno sottoporsi alla visita di leva. Disparità di trattamento che a me appaiono inaccettabili, ma su cui è calato un silenzio assordante.

Milo Goj

Milo Goj

Milo Goj, attuale direttore responsabile de L’Incontro, ha diretto nella sua carriera altri giornali prestigiosi, come Espansione, Harvard Business Review (versione italiana), Sport Economy, Il Valore,...

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