Il Venerabile Jorge, il monaco cieco del Nome della Rosa, nella parte conclusiva del romanzo, pronuncia una sentenza radicale: «Nella storia della conoscenza non c’è progresso, ma una mera, costante e sublime ricapitolazione». In essa si cristallizza una concezione pessimistica della cultura: il sapere umano non evolverebbe in senso lineare, ma si limiterebbe a riaffermare e ripetere, in forme diverse, ciò che già esiste.

Questa posizione sembra contraddire la narrazione moderna del progresso scientifico e culturale, fondata sull’idea di accumulazione e innovazione. Tuttavia, se letta fuori dal contesto puramente narrativo e ideologico in cui Eco la colloca, essa appare come un’intuizione che merita di essere riconsiderata: la conoscenza non si fonda mai su una creazione ex nihilo, ma su una dinamica di ripetizione e trasformazione del già dato. La ricapitolazione è la struttura del sapere umano.

Lo sviluppo dei LLM ci ha avvicinati alla comprensione del funzionamento della coscienza, che per la prima volta possiamo osservare dall’esterno; ma questa “scoperta” ripropone il ruolo imprescindibile e totalmente umano dello scarto creativo, inteso come possibilità di novità non riducibile a mera variazione combinatoria.

La ricapitolazione come struttura della conoscenza

L’idea che la conoscenza sia fondata sulla ripetizione attraversa la storia del pensiero. Nietzsche, con la dottrina dell’“eterno ritorno”, interpreta l’esistenza come ricorrenza infinita, sfidando la concezione lineare e progressiva della storia. Tale concetto, lungi dall’essere soltanto cosmologico, rivela una struttura del pensiero: il sapere non procede in avanti senza residui, ma torna su sé stesso, riafferma e ripete.

Henri Bergson, riflettendo sulla durée, descrive il tempo come continuità in cui ogni istante conserva il passato che lo precede. Ogni atto di coscienza è impregnato di memoria e dunque ricapitolazione: ciò che appare nuovo non è mai separato dalla sedimentazione del già vissuto. Il processo narrativo è la struttura fondamentale dell’identità: comprendiamo noi stessi solo attraverso la configurazione narrativa di eventi già accaduti, costantemente riorganizzati in forme nuove. L’identità stessa, quindi, non è invenzione originaria, ma ricapitolazione ermeneutica.

Ecco perché la posizione estrema di Jorge da Burgos coglie un tratto reale del sapere, che vive di sedimentazioni, di ritorni, di variazioni. Ciò non significa negare il progresso, ma riconoscerne la natura ricorsiva.

L’intelligenza artificiale come incarnazione della ricapitolazione

L’avvento dell’intelligenza artificiale, in particolare dei modelli generativi, rende questa dinamica immediatamente evidente. L’IA non crea dal nulla: elabora dati, testi, immagini già prodotti dall’umanità, restituendoli in forma ricombinata. La sua capacità innovativa è eminentemente combinatoria, basata su interpolazioni statistiche e plausibilità semantiche. In questo senso, l’IA è una “macchina della ricapitolazione”. Non si limita a ripetere meccanicamente, ma ricapitola in modo sublime, sintetizzando e riorganizzando saperi diffusi in forme accessibili e spesso sorprendenti.

Essa offre una dimostrazione empirica dell’intuizione di Jorge: la conoscenza non procede come scoperta assoluta, ma come variazione del già noto. Il valore dell’IA non è quindi soltanto tecnico o produttivo, ma epistemologico. Essa funge da specchio della coscienza umana, rivelando che la nostra stessa creatività si fonda, in larga misura, sulla capacità di riattivare e rielaborare archivi mnestici.

La coscienza come memoria ricapitolante

Le ricerche neuroscientifiche confermano che la coscienza umana funziona come un sistema ricapitolante. Ogni atto percettivo o creativo è radicato nella memoria, che non è archivio statico ma laboratorio dinamico di riorganizzazione delle tracce. L’esperienza interiore, che amiamo definire libera e creativa, si fonda anch’essa su un processo di continua ripetizione e sedimentazione.

I ricordi vengono richiamati, le narrazioni riorganizzate, i simboli riattivati in forme che ricalcano vecchie strutture cognitive. La memoria, lungi dall’essere un archivio neutrale, è un laboratorio di ricapitolazione: rielabora continuamente ciò che è stato, ricomponendolo in nuove configurazioni.

La coscienza, dunque, non inventa da zero ma ricapitola, seleziona, riorganizza. In questa prospettiva, l’IA non è solo una metafora tecnica, ma uno specchio che ci rimanda un’immagine della nostra stessa coscienza: non un flusso ininterrotto di pura invenzione, ma un tessuto complesso di ritorni e variazioni. Non ci troviamo di fronte a un’alterità radicale rispetto all’umano, ma piuttosto a una sua esternalizzazione tecnica. Come scrive Accoto, le tecnologie digitali non sono semplici strumenti, ma “nuovi ambienti epistemici” che ci costringono a ripensare la produzione di senso.

Lo scarto creativo: differenza e invenzione

Se la coscienza umana e l’IA funzionano entrambe come macchine di ricapitolazione, resta aperta la domanda su dove si collochi il punto dell’inedito, della sorpresa, dell’imprevedibile. Come spiegare le discontinuità radicali che costellano la storia del sapere? Dalla rivoluzione copernicana alle avanguardie artistiche, emergono momenti che sembrano non riducibili a pura variazione del già noto.

Gilles Deleuze, in Différence et répétition, offre una chiave interpretativa: la ripetizione non è mai identità, ma sempre differenza. Ogni ricapitolazione autentica produce deviazioni qualitative che aprono a nuove configurazioni. L’innovazione, allora, non è negazione della ripetizione, ma suo esito paradossale: la differenza sorge dal cuore stesso della ripetizione.

È qui che si situa la specificità umana rispetto all’IA. I sistemi artificiali operano entro uno spazio di variazioni statisticamente plausibili: ciò che generano è differenza combinatoria. L’umano, invece, sembra capace — almeno potenzialmente — di introdurre rotture che sfuggono al calcolo probabilistico, generando novità radicali, etiche e simboliche.

Dialettica della conoscenza, tra ricapitolazione e salto

Il pessimismo di Jorge da Burgos, che riduce la conoscenza a ricapitolazione eterna, non può essere accettato in senso assoluto. Ma la sua affermazione resta preziosa come antidoto a un ingenuo progressismo. La conoscenza non è né puro progresso lineare né mera ripetizione ciclica. È un processo dialettico che intreccia due dimensioni:

– la ricapitolazione, intesa come sedimentazione, memoria, rielaborazione;
– lo scarto creativo, inteso come emergenza di differenze qualitative, deviazioni imprevedibili, rotture simboliche.

L’intelligenza artificiale ha il merito di aver reso evidente questa dinamica, incarnando la potenza della ricapitolazione e mettendo in rilievo la specificità dell’umano: la capacità di produrre deviazioni imprevedibili, differenze non riducibili al calcolo. In questo specchio, noi possiamo riscoprire che la nostra libertà consiste non nel negare la ripetizione, ma nell’abitarla con la possibilità di deviare, di creare la differenza.

Conclusione

L’affermazione del Venerabile Jorge, letta oggi, assume un significato inatteso. Lungi dall’essere una condanna del sapere, essa appare come intuizione della sua struttura profonda. La conoscenza, sia umana sia artificiale, vive di ricapitolazioni: memoria che ritorna, testi che si ripetono, dati che si riorganizzano.

Ma senza lo scarto, senza la deviazione, non vi sarebbe innovazione né libertà. L’IA, nel suo funzionamento, ci mostra con chiarezza la natura ricapitolante della conoscenza e, nello stesso tempo, ci spinge a interrogare la dimensione che resta specificamente umana: la possibilità del salto.

La conoscenza, in definitiva, non è mai solo sublime ricapitolazione né semplice progresso: è una ricapitolazione aperta alla differenza. In questa tensione si gioca non soltanto la nostra creatività, ma la stessa possibilità del senso.

Domenico Ioppolo

Domenico Ioppolo

Domenico Ioppolo è amministratore delegato di Campus (Gruppo Class) e direttore scientifico del Milano Marketing Festival. È stato Managing Director Emea di Nielsen Media, Ad di WMC, Initiave Media e...

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