E’ in corso la tournée di Francesco De Gregori per il cinquantennale di Rimmel, fitta di date su tutto il territorio nazionale, anticipata da numerosi contributi celebrativi. Da quel che si legge, è un vero successone. C’è chi ha indicato l’Album come una tappa fondamentale del cantautorato italiano. A me Rimmel non era piaciuto quando era uscito nel 1975. Per la verità, in generale De Gregori non è “nelle mie corde”(mi aveva piacevolmente sorpreso  “Il Bandito e il Campione”, poi ho scoperto che la canzone è stata composta in realtà da suo fratello, Luigi Grechi, persona squisita che ho avuto occasione di conoscere qualche mese fa).

In concomitanza con tale ricorrenza ho voluto riascoltare l’Album. Ma prima di dedicarmi all’attività di ascolto ho fatto mente locale su situazioni, circostanze, interviste, video e filmati di vari periodi che erano ben chiari nella mia memoria o che ho reperito online. Ho visto un documentario che inizia con un’inquadratura di primo piano di De Gregori che canta proprio la canzone che dà il titolo all’ Album, sommerso dai fischi del pubblico. Credo anche di aver individuato quella circostanza. Dev’essersi trattato di una serata del Festival Pop di Parco Lambro a Milano del 1975, un evento che si è ripetuto per alcuni anni a Milano e che costituiva in sostanza un grande raduno del “proletariato giovanile”, un “termometro” del Movimento.

Il Festival era organizzato dalla rivista di controcultura Re nudo con il fattivo contributo di alcuni gruppi della Sinistra extraparlamentare e, se ricordo bene, anche del Partito Radicale. L’iniziativa fece epoca e tutt’oggi è oggetto di contributi e riflessioni, nonché, recentemente, di un’interessante mostra fotografica tenutasi a Milano alla Fabbrica del Vapore. Ricordo bene quella sera in cui il pubblico “stanziale” dei militanti, concentrato nell’area più prossima al palco, aveva sonoramente contestato De Gregori.

Entusiastica, invece, era stata l’accoglienza di De Gregori da parte del pubblico giunto per il suo concerto, diciamo così un pubblico “generico”, assiepato nelle zone più lontane dal palco. Mi ha incuriosito che un documentario celebrativo iniziasse proprio con un simile frammento. Si legge che De Gregori fosse apprezzato “sia dai compagni in eskimo che dalle signore in pelliccia”. Delle “signore in pelliccia” davvero non so dire.

Posso però dire che in realtà, tra i miei amici e nel nostro ambiente di “compagni in eskimo”, non fosse granché apprezzato. Passo all’ascolto a mente fredda e con tutta calma. Rimmel, Pezzi di vetro, Le storie di ieri, Quattro cani per strada… mah! Mi vengono espressioni da bocca a cucchiaio e mani a carciofo. Sì, lo so, c’è tutta una schiera di volenterosi che si cimenta con impegno nella esegesi delle canzoni di De Gregori: francamente mi indispone dovermi impegnare per scovare il senso del testo di una canzone.

Buonanotte Fiorellino e Piccola mela… beh qui l’esegesi non presenta difficoltà… sorrido e passo oltre. Il Signor Hood: ho letto che sarebbe stata dedicata a Marco Pannella, persona che l’Autore ha dichiarato di aver stimato senza averlo mai votato. La dichiarazione peraltro è successiva alla morte di Pannella. Davvero strano, mi pare, dedicare a una persona che si stima una canzone che inizia sì con: “Il Signor Hood era un galantuomo”, ma prosegue con: “e che fosse un bandito, negare non si può”. Insomma, un altro esempio di canzone non solo famosa, ma direi soprattutto fumosa.

Pablo sarebbe dedicata al tema drammatico degli infortuni sul lavoro: ma a non saperlo è piuttosto difficile accorgersene. Si, insomma, dai, un “cinque e mezzo” stiracchiato… Il ri-ascolto ancora oggi mi ha dato una leggera irritazione perché non arriva mai “ad un punto”. In tutto il disco non ho trovato un solo guizzo, un’idea, una suggestione, un’intuizione, neppure una costruzione letteraria o sequenza di parole, chessò una bella frase o invenzione musicale degna di rilievo.

In sostanza non mi aveva detto nulla nel 1975 e non mi dice nulla neppure oggi a distanza di 50 anni. Non riesco a trovare alcuna ragione per un terzo ascolto. Sempre scavando nella memoria, ricordo un documentario trasmesso dalla televisione qualche anno fa, realizzato durante una tournée di De Gregori. Mi sovviene in particolare una scena che mi colpì molto.

Giunto in Trentino per un concerto nell’ambito dell’iniziativa Suoni delle Dolomiti, si ferma per una sosta in un luogo meraviglioso. Scende dalla vettura per andare al bar e una signora con una figlia adolescente lo riconosce, lo indica entusiasticamente alla ragazza e gli si avvicina illuminata di emozione per salutarlo e per chiedere un autografo. Con espressione scocciata lui si gira dall’altra parte e si allontana senza degnarle di una parola, di un saluto, di uno sguardo.

Mi sembra rimarchevole che questa scena sia stata inserita nel documentario… Ho cercato ulteriore materiale sulla produzione di Rimmel. Ho appreso che la Band utilizzata era la stessa utilizzata da Riccardo Cocciante (ma sì, ce lo ricordiamo? Quello di “E adesso spogliati, come sai fare tu”… in Bella senz’anima …). Ho anche scoperto che gli applausi in coda a Pablo non furono registrati realmente dal vivo, non furono spontanei e genuini tributi di un pubblico presente. Furono in realtà frutto di un’idea di Renzo Zenobi, collaboratore e arrangiatore di De Gregori. Insomma, una trovata della Produzione,“da Studio”. Un trucco. Come il rimmel, appunto.

Claudio Zucchellini

Claudio Zucchellini

Avvocato, Consigliere della Camera Civile di Monza, attivo in iniziative formative per Avvocati, Università, Scuole e Società Civile.

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